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Articolo 17/06/2007

VACANZA: UNA CURA DEL SILENZIO?


Le scuole si sono chiuse ed inizia il sospirato tempo della "vacanza". E vien fatto di pensare dove andranno, cosa faranno i milioni di italiani che, anche quest'anno lasceranno le loro case per andare "in villeggiatura" in Italia o all'estero. Cresceranno in umanità? Realizzeranno una rigenerazione fisica e spirituale? Sapranno scoprire il sapore del vivere, la bellezza e la ricchezza della terra, il senso del sacro contenuto nella natura, il valore della contemplazione, il richiamo della fraternità? Oppure si lasceranno suggestionare dai miraggi di "evasioni" fasulle e magari deleterie?
Ritroveranno se stessi e gli altri, o si dissiperanno inseguendo mete prefabbricate in funzione di interessi consumistici?
Mentre ci facciamo queste domande, viene anche da pensare che, di fronte al gruppo dei fortunati che potranno fare almeno qualche giorno di vacanza, ci sono altri per i quali questo resta solo un miraggio: pensiamo agli addetti ai servizi pubblici essenziali, che faranno le vacanze quando ritorneranno gli altri e che in questo momento, con il loro lavoro, assicurano le vacanze degli altri.
Pensiamo a coloro che le vacanze non le faranno del tutto, perché anziani, ammalati, impediti da gravi problemi familiari, oppure in condizioni economiche precarie che non permettono questo momento di stacco e di serenità. La vacanza, quindi, è anche il momento in cui occorre non dimenticarsi di queste persone, anzi, se mai, di un momento di maggiore attenzione, di vicinanza verso i meno fortunati: la carità non va in vacanza.
Tenendo sempre presente questo aspetto - che è opportuno non dimenticare - ci permettiamo di sottolineare due atteggiamenti, due possibilità che possono essere valorizzate dalla vacanza e che sono anche due esigenze fondamentali della persona umana: il silenzio e la preghiera che si richiamano e si completano a vicenda.
Nel nostro tempo così assordante ed aggressivo, una "cura del silenzio" può essere davvero qualcosa di arricchente: presi dall'ingranaggio delle occupazioni, delle cose da fare, inseguiti dalle mode e dai richiami del consumismo, condannati a riempire le giornate di tanti elementi che molte volte non ci appartengono, corriamo il rischio di vivere accanto a noi stessi senza mai incontrarci.
E il silenzio di cui abbiamo bisogno non è solo assenza di voci, è capacità di ascolto, coraggio di incontrare sé e Dio, ricerca di autenticità e di verità, apertura al mistero. Non si può non constatare con favore il flusso sempre crescente di persone di ogni sesso ed età verso i luoghi del silenzio: vecchie abbazie, monasteri sperduti stanno riacquistando vitalità e significato per il coraggio dimostrato nell'aprire le porte a chi, stanco di una vita "mangiata" dalle occupazioni, avverte il bisogno di rigenerarsi nel corpo, ma anche nell'anima.
Penso, ad esempio, al Sacro Monte di Varese, all'eremo di S. Caterina del Sasso, una delle perle della nostra provincia, che con le loro strutture recentemente rinnovate, potrebbero offrire qualche possibilità in questo senso anche vicino a noi.
Un augurio, quindi, di buone vacanze, ma anche l'invito a non sottovalutare, tra i tanti modi di viverle, anche questo aspetto.

mons. Gilberto Donnini