edicola - articoli

Articolo 10/06/2007

IL SERVIZIO DEL PRETE


La consacrazione, avvenuta ieri nel Duomo di Milano per mano dell'Arcivescovo card. Dionigi Tettamanzi, di don Stefano Conti, varesino e di don Simone Lucca (di Binago, ma anche lui appartenente al decanato di Varese) invitano ancora una volta - se mai ce ne fosse bisogno - a soffermare la nostra attenzione sulla figura del prete.
Il sacerdote, la vocazione al sacerdozio, è innanzitutto un dono di Dio per la custodia, la promozione di comunità nutrite dalla Parola attorno all'Eucaristia.
Ma il sacerdote è anche colui che richiama dimensioni e valori ai quali magari non pensiamo spesso, ma dei quali abbiamo terribilmente bisogno: pensiamo a chi vive in drammatiche condizioni di emarginazione (ad esempio nelle periferie delle grandi città), a tanti che vivono nell'indifferenza e hanno la disperata necessità di qualcuno che risvegli interessi, desideri ed aspirazioni sepolti sotto le incrostazioni di una cultura e di uno stile di vita che, alla lunga, si rivelano disumanizzanti, elementi di disgregazione e di delusione per la vita umana.
Don Stefano e don Simone, presumibilmente, inizieranno il loro ministero all'interno dell'oratorio, sottolineando il compito educativo della comunità cristiana.
Tante comunità, oggi, soffrono, si trovano in difficoltà proprio perché non c'è più un prete a tempo pieno che si dedichi a questo compito prezioso di proporre valori e ideali, di dare fede alle giovani generazioni. Una cosa di cui, tra l'altro, oggi c'è un grande bisogno, perché la realtà in cui viviamo sembra non proporre più grandi cose, cose per le quali valga la pena di impegnare la vita, magari anche a costo di qualche sacrificio. Anzi, tutto viene svuotato, relativizzato, banalizzato, messo in crisi: tante volte sembra non si sappia più perché e per che cosa vale la pena di vivere.
E allora, riaprire la propria vita e la propria comunità allo stile nuovo chiesto dal Vangelo, ridiventare capaci ciascuno di rispondere positivamente alla propria vocazione, di trovare per la vita un senso che non passa e che dura, significa compiere un grande sforzo educativo. Occorre educarsi ed educare a capire che uno stile di vita fondato su di sé, sul proprio egoismo, finisce per condurre in un vicolo cieco.
Ed è proprio a questo punto che riscopriamo come l'impegno educativo della comunità e della famiglia, l'impegno del sacerdote e l'oratorio sono realtà strettamente collegate tra di loro: quando all'attenzione educativa della famiglia si somma quella della comunità cristiana e dell'oratorio, allora l'educazione diventa possibile.
Diventa possibile guardare a questo compito difficile con serenità e fiducia senza - come purtroppo qualche volta accade - dichiararsi sconfitti in partenza.

mons. Gilberto Donnini