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Articolo 06/05/2007

UNA COMUNITÀ VIVA


La festa patronale di S. Vittore, viene, come ogni anno, a ricordarci che avere un Santo come patrono, significa anche e contemporaneamente riconoscersi come una comunità. E non parliamo soltanto della comunità religiosa, ecclesiale, ma della comunità civile, perché la festa del patrono non è solo la festa della parrocchia, ma è la festa di tutta la città; tanto è vero che, per S. Vittore, sono chiusi gli uffici e le scuole. Si fa vacanza perché è festa per tutti.
Oggi viviamo nella cosiddetta "società della comunicazione", e constatiamo ogni giorno che ci vengono offerti mezzi sempre più potenti, per entrare in contatto con gli altri immediatamente, appena se ne presenta la necessità.
Ma ci chiediamo: a cosa serviranno i milioni di contatti via internet, le possibilità infinite di comunicazione, le informazioni in tempo reale da una parte all'altra del mondo, se tutto questo non aiuterà uomini e donne a parlarsi, a riconoscersi, a vedersi, a comprendersi gli uni con gli altri? Se, in altre parole non si cercherà di essere una comunità che si realizza nell'unità e nella comunione e che si fonda sul reciproco "dono di sé" di ogni persona.
I tanti e diversi rapporti che caratterizzano la città - e, quindi, anche una città come la nostra, come Varese - non la costruiscono davvero se sono separati dal desiderio, dalla costanza, dall'impegno dei cittadini di essere comunità: la città è fatta di tutti i suoi cittadini, senza nessuna esclusione.
Tuttavia, non sempre si avverte questa dimensione della comunità e, anzi, qualche volta sembra prevalere un atteggiamento di paura, di insicurezza. Si sente il bisogno di avere protezione e l'incapacità di darla a nostra volta; si sperimenta l'incertezza nella vita di ogni giorno e la paura di quello che ci aspetta.
Forse, allora, qui come altrove, occorre ritessere relazioni vere che è il punto di partenza per una comunità forte, unita, amica, solidale, capace di accoglienza, che sa chiedere agli altri ed alle istituzioni che forza, unità, amicizia, accoglienza siano il loro segno distintivo.
Non c'è dubbio che la nostra domanda di sicurezza vada esaudita, resta però la questione di una società che deve superare le proprie paure e quelle dei suoi componenti i quali alimenteranno la reciproca sicurezza solo attraverso relazioni personali che dicano fedeltà, amicizia, disponibilità all'altro, accoglienza.
Quindi, un impegno e una ricerca che ci riguarda come singole persone. Ma deve anche trattarsi di una ricerca comune, alla quale metterci con tutti gli altri uomini e le altre donne della nostra città.
Chiediamo oggi al nostro patrono S. Vittore - che la propria vita l'ha messa a disposizione di tutti attraverso la testimonianza, il martirio - di esserci accanto in questa ricerca e di sostenerci nell'impegno comune di essere una comunità viva.

mons. Gilberto Donnini