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Articolo 26/11/2006


Ripetuti episodi di violenza fisica e morale che, in parecchie città italiane, hanno visto come protagonisti dei minori, e non solo ad opera di adulti, ma anche ad opera di altri minori, invitano a qualche riflessione.
Probabilmente l'"esplosione" di casi di questo genere è anche dovuta a meccanismi mediatici per cui non solo alcuni soggetti, magari smaniosi di apparire ad ogni costo, sono indotti all'imitazione, ma anche perché casi isolati che probabilmente in altri momenti non sarebbero assurti agli onori delle cronache, vengono invece presentati con particolare rilievo.
Episodi, tra l'altro, non riconducibili e non spiegabili soltanto a partire da disagiate condizioni economico-sociali e che hanno coinvolto anche persone "normali", dalle quali mai ci si sarebbe potuto aspettare simili comportamenti. Episodi, quindi, che parlano di uno smarrimento di valori di fondo il primo dei quali è il rispetto degli altri, specialmente se questi sono in qualche modo più deboli.
Tuttavia non possiamo non riflettere sul fatto che ragazzi e ragazze si sentano improvvisamente ed inspiegabilmente spinti a prendersi gioco di compagni meno fortunati: questo indica anche una risposta sbagliata - o addirittura una non risposta - a domande fondamentali che ciascuno dovrebbe porsi, e particolarmente chi ha davanti una vita da costruire: "che senso ha la mia vita?", "che cosa la carica di valori e la rende degna di essere vissuta?"
Sembra talvolta che, al di là di casi molto gravi, si cerchi la risposta a queste domande in comportamenti futili, se non addirittura dannosi per la comunità, come lo scrivere frasi senza senso sui muri (ne sa qualcosa il sottoscritto che percorre quotidianamente le strade attorno alla basilica) o l'imbrattare le piazze proprio mentre si stanno ancora pulendo.
Stiamo vivendo il periodo di Avvento, l'attesa della venuta di Gesù nel Natale: non siamo qui ad attendere il Natale solo per gli acquisti, i regali che faremo, le luminarie nelle piazze o cose varie di questo genere, ma perché capiamo che una risposta alle domande fondamentali su chi o che cosa può dare un senso alla vita non possiamo trovarla da soli e abbiamo bisogno di qualcuno (magari con la Q maiuscola) che ci aiuti e ci illumini.
Qualcuno che ci aiuti a riconoscere nell'altro non un possibile zimbello, ma un fratello magari da aiutare, qualcuno che ci aiuti a scoprire che oltre ai diritti ci sono anche dei doveri, il primo dei quali è il riconoscere i diritti anche degli altri, magari con qualche sacrificio personale.
Credo che episodi come questi ci interroghino tutti - e i cristiani in prima fila - per verificare noi per primi, gli "adulti" - i "non minori" - cosa sappiamo proporre, cosa sappiamo testimoniare a chi sta intorno, perché una comunità incapace di educare ai veri valori che costruiscono la vita temo possa andare incontro ad amare sorprese.

mons. Gilberto Donnini