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Articolo 05/11/2006

TERRASANTA E MISSIONE


Un gruppo di 126 pellegrini, appartenenti per lo più al decanato di Varese, guidati dal Vicario Episcopale mons. Stucchi e con la partecipazione di 9 sacerdoti e di un diacono permanente della città, hanno effettuato dal 23 al 30 ottobre un itinerario di conoscenza, di riflessione e di preghiera in Terrasanta, visitando i luoghi e ripercorrendo le tappe significative della vita di Gesù.
Il pellegrinaggio era stato promosso dal Prevosto di Varese mons. Peppino Maffi - recentemente nominato Rettore del Seminario diocesano e quindi impossibilitato a partecipare, ma ricordato da tutti i pellegrini con affetto e riconoscenza - come momento conclusivo della "Missione di Varese", il cammino di tre anni compiuto nel decanato, accompagnando il percorso pastorale diocesano sulla testimonianza missionaria della fede cristiana.
Anche se le note vicende guerresche che si sono verificate tra il sud del Libano e il nord di Israele hanno ridotto il numero di partecipanti, tuttavia il gruppo che si è recato in Terrasanta è stato ugualmente rappresentativo e ha vissuto momenti molto coinvolgenti come, ad esempio, la celebrazione eucaristica presieduta a Gerusalemme dal card. Martini.
Cosa ha voluto dire questo pellegrinaggio per noi e per la nostra città?
Innanzitutto il pellegrinaggio ricorda sempre che siamo in cammino, che non possiamo e non dobbiamo fermarci di fronte alle difficoltà (magari per piangersi addosso), ma abbiamo uno scopo, una meta da raggiungere che - come cristiani ne siamo convinti - va addirittura al di là della vita. Ce lo hanno ricordato anche le ricorrenze dei Santi e dei defunti (che, come è d'uso, ho ricordato con la mia presenza nel pomeriggio di domenica al cimitero di Giubiano): cosa porteremmo a fare fiori e preghiere al cimitero, se dopo questa vita tutto finisse?
Ma, in secondo luogo, con questo pellegrinaggio i varesini partecipanti hanno voluto dire che la missione - i tre anni di riflessioni, di incontri, di preghiera che invitano ad essere autentici testimoni della fede - non è qualcosa che si è esaurito: l'abbiamo fatta e così non ci pensiamo più!
Missione è un atteggiamento che può e deve entrare in ogni piega della vita di ogni giorno, prendendo forza e trovando fondamento in un fatto avvenuto proprio a Gerusalemme: la morte e la resurrezione di Gesù.
Per questo siamo andati lì, per attingere alla fonte le risorse perché la testimonianza cristiana, pur nel rispetto sempre dovuto ad ogni persona, non diventi però un optional - cioè qualcosa che se c'è va bene e se non c'è fa lo stesso - ma uno stile normale dell'esistenza vissuto nel lavoro, nella scuola, nella famiglia.
Proprio da qui, dalla famiglia, riprende infatti il cammino nostro e della Diocesi; la famiglia non solo come luogo insostituibile dell'educazione alla fede e ai grandi valori della vita, ma come pilastro fondamentale della società senza il quale vengono a mancare indispensabili rapporti che rendono possibile una convivenza non conflittuale. La convivenza di chi ha fatto esperienza concreta di cosa vuol dire amare ed essere amati: come, appunto, Gesù sulla croce a Gerusalemme.

mons. Gilberto Donnini