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Articolo 06/10/2006

UN SALUTO ED UN AUGURIO


In occasione del mio ingresso ufficiale come Prevosto di Varese, "inauguro" questo spazio gentilmente offerto da "La Prealpina" rivolgendo a tutti i parrocchiani di S. Vittore e a tutti i varesini il mio cordialissimo saluto.
Un saluto ai singoli fedeli, ai gruppi, alle associazioni, ai movimenti che rendono la realtà ecclesiale della nostra città ricca e variegata e che considero una risorsa importante anche per me e per il servizio pastorale che l'Arcivescovo mi ha chiamato a svolgere qui; un saluto anche agli Amministratori e alle Autorità con le quali intendo continuare la collaborazione feconda cha già era in atto con il mio predecessore don Peppino, con il comune intento del bene di questa città e dei suoi abitanti.
Un saluto agli amici (ormai quasi tutti nonni) che ho conosciuto e durante i primi anni della mia vita - perché, come ho avuto modo di dire più volte, a Varese sono un "cavallo di ritorno" - frequentando la scuola e condividendo con alcuni di loro l'esperienza di qualche anno di università, tutte persone che mi riportano indietro con la memoria.
Saluto però con uguale - e forse addirittura maggiore - cordialità i più giovani, perché non bisogna guardare soltanto indietro, magari un po' nostalgicamente, al passato, ma occorre anche e soprattutto guardare avanti, occorre chiedersi cosa possiamo fare insieme per il futuro di questo città.
È una domanda che mi faccio con serietà, mentre ritorno a Varese come Prevosto, cioè come una figura che, da sempre, costituisce un punto di riferimento per la vita cittadina: sarà un futuro soltanto attento a realizzare attivi finanziari, a spremere la vita come un limone per cavarne le soddisfazioni momentanee che può offrire, sarà un futuro in cui non esistono valori comuni ma ciascuno le regole se le fa da sé secondo i suoi interessi, oppure sarà un futuro in cui c'è anche spazio per i valori dello spirito, un futuro in cui il Signore Gesù risulta ancora decisivo per chi voglia realizzare la sua vita?
Dipende certamente anche da me, se saprò essere annunciatore, testimone incisivo e credibile di questa esigenza fondamentale, ma dipende anche da ciascuno di noi, dalla sua capacità di interrogarsi, di non fermarsi, di non accontentarsi di cose di poco conto che, alla fine, lasciano con l'amaro in bocca, dalla sua capacità di ricercare sempre quello che può dare un senso alla vita: le risposte che contano, che valgono, che non passano, che non deludono.
Lo dico sinceramente: non ho ricette prefabbricate, non possiedo bacchette o parole magiche; ho solo la convinzione profonda che c'è qualcosa che c'è Qualcuno (magari con la Q maiuscola) che può dare fiducia e speranza. E quindi il mio saluto diventa anche un invito: ridiamo fiato, tutti insieme, alla dimensione dello spirito, alla ricerca di qualcosa di più e di meglio, di qualcosa che vale e che dura, a quella sete di assoluto che troppe volte resta inappagata; a quelle cose, insomma, che possono indirizzare la nostra città verso un futuro accogliente e migliore.
Ci protegga e ci aiuti in questo la Madonna del Sacro Monte, che da sempre i varesini sentono così attenta e così vicina, davanti alla quale ho pregato ieri mattina proprio perché ci ottenga questa grazia: per me e per tutti.

mons. Gilberto Donnini